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Il cortile della dimora prima del restauro Un antico portone fortificato della villa

La Nostra Storia

Una rovina sopra il fiordo, riportata in vita da una famiglia: non restaurata in qualcosa di nuovo, ma riportata a essere se stessa.

I · LE ORIGINI

Le origini

Quando il mare non era promessa, ma minaccia

Molto prima che esistesse questa villa, c’era soltanto il mare e la paura del mare. Lungo la Costiera Amalfitana, per secoli, l’orizzonte non è stato promessa di bellezza ma minaccia: dalle acque arrivavano i pirati, gli invasori, chi veniva a saccheggiare e a bruciare. Così, con l’istinto antico di chi ha qualcosa da proteggere, le famiglie nobili impararono a costruire in alto, arroccate sulle colline, là dove lo sguardo poteva correre lontano e cogliere in tempo il pericolo.

In basso, aggrappate alle rocce e al livello dell’acqua, restavano le case dei pescatori: piccole, essenziali, abitate da gente che nulla possedeva e dunque nulla temeva di perdere. È questa la geografia invisibile della costiera, i signori sulle alture, gli umili sul mare, ed è in questa geografia che, intorno al Seicento, a circa trecentocinquanta metri sul livello del mare, nasce Villa Divino Maniero.

La Costiera Amalfitana: i signori sulle alture, gli umili sul mare.

La Costiera Amalfitana: i signori sulle alture, gli umili sul mare.

II · IL MANIERO DIVINO

Il maniero divino

Maniero e Divino: le due anime di un nome

Il nome porta con sé due anime. Maniero, perché questa non fu mai una semplice casa, ma una piccola fortezza: la dimora di un ricco proprietario terriero, difesa da mura possenti che ancora oggi rivelano tutta la loro forza a chi le osserva dal terrazzamento dove riposa la piscina. Divino, perché da un’altezza simile, sospesi sopra l’acqua, si ha davvero l’impressione di abitare l’Olimpo degli dèi, e perché questo tratto di costa, amato dai viaggiatori del Grand Tour e dal jet set di ogni epoca, veniva chiamato la Divina Costiera.

Il maniero divino

Chi entra oggi in villa cammina dentro quella vocazione difensiva, rimasta intatta. Ci sono le feritoie, sottili aperture da cui un tempo i guardiani vegliavano giorno e notte su ogni ingresso. Ci sono i portoni fortificati, sbarrati da meccanismi in bronzo antico e intagliati dagli artigiani dell’epoca con croci di rinforzo, così solenni da ricordare i ponti levatoi dei castelli medievali, al punto che da uno di essi è stato ricavato persino il tavolo di una delle cucine, ieri difesa e oggi luogo di convivio. E c’è, nel punto più alto della casa, la torre di avvistamento, che dominava il mare come tutte le torri di guardia disseminate lungo la costiera contro le incursioni piratesche; oggi custodisce, nella sua pietra, il bagno della master suite.

La casa fortificata, ancora oggi in piedi, e una veduta di Escher di una casa della Costiera.La casa fortificata, ancora oggi in piedi, e una veduta di Escher di una casa della Costiera.

La casa fortificata, ancora oggi in piedi, e una veduta di Escher di una casa della Costiera.

III · ATTRAVERSO I SECOLI

La casa che attraversa i secoli

Un’eco d’Oriente, viva tra queste mura

Amalfi, del resto, non era soltanto terra da difendere: fu una delle quattro Repubbliche Marinare, e i suoi uomini, navigatori tanto abili quanto i veneziani, spinsero le vele fino all’Estremo Oriente. Tornavano con le stive colme di spezie e di sete, e con esse riportavano a casa il gusto e le forme di mondi lontani. Quell’eco d’Oriente vive ancora, discreta, tra queste mura: nella croce bizantina che segna i portoni e riaffiora nelle volte sopra le scale, nei tessuti e nei motivi che un tempo arredavano i salotti dei signori.

La casa che attraversa i secoli

Ed è entrando che la casa svela la sua vera ricchezza. A differenza delle abitazioni dei pescatori, cubi minuti con la scala esterna che saliva ai solai delle provviste invernali, la villa si sviluppa su due piani, cuciti insieme da una scala interna di rara eleganza per l’epoca. I gradini sono ancora quelli originari: abbiamo scelto di conservare persino le giunture lavorate a mano dagli artigiani locali, perché la storia di questa casa vogliamo tenerla viva così, curando ogni oggetto senza mai tradirne l’anima. E in ogni stanza il tempo ha lasciato un pegno: l’armadio Luigi Filippo di metà Ottocento, la piattaia degli artigiani napoletani, i lampadari in foglia oro battuti dagli artisti del posto, la console veneziana in uno dei bagni, e le maioliche settecentesche del maestro Giustiniani, azzurre e blu, che accompagnano il passo lungo le scale come un filo di cielo.

La scala interna: gradini originari, giunture lavorate a mano, immutate dai primi giorni della villa.

La scala interna: gradini originari, giunture lavorate a mano, immutate dai primi giorni della villa.

IV · LA VITA SULLA TERRA

La vita sulla terra

Il forno, i terrazzamenti e una casa che bastava a se stessa

Essere signori, qui, significava soprattutto vivere della terra, e la terra, attorno alla villa, è sempre stata madre generosa. I terrazzamenti scendono a picco sul mare, piantumati a limoni e ulivi, e i loro frutti restano ancora oggi la delizia di chi arriva. Dall’oliva nasce, con la spremitura a freddo, quell’olio che il Mediterraneo considera da sempre un elisir di lunga vita; dai limoni si ricavano rosoli, distillati, tisane profumate, un’intera storia che meriterebbe un racconto tutto suo.

La villa era un piccolo mondo che bastava a se stesso. Nel cortile razzolavano le galline e gli animali da penna, che davano uova e sostentamento; nelle stalle, là dove oggi si apre l’orangerie, le mucche e le capre offrivano il latte da cui nascevano, e nascono ancora, mozzarella, formaggi caprini e il celebre provolone del Monaco. I muli, pazienti, salivano e scendevano lungo le scalinate verticali che, di rampa in rampa, arrampicandosi sui dirupi, collegavano il mare alla montagna: erano loro a portare in casa le spezie e le sete sbarcate dai commerci, in un paese come Furore fatto tutto di tornanti a picco sull’acqua.

E al centro di ogni cosa vegliava il forno. La panificazione era un rito: si faceva anche una sola volta a settimana, e fortunata era la famiglia che possedeva un forno come questo. Il pane nasceva lento, dalle mani delle madri e dal lievito madre, quel panetto vivo, rinfrescato ogni giorno, tramandato di generazione in generazione come un’eredità silenziosa.

Il forno di ieri e il forno di oggi; un pic nic in giardino, e la vecchia cucina, ancora in uso.Il forno di ieri e il forno di oggi; un pic nic in giardino, e la vecchia cucina, ancora in uso.Il forno di ieri e il forno di oggi; un pic nic in giardino, e la vecchia cucina, ancora in uso.Il forno di ieri e il forno di oggi; un pic nic in giardino, e la vecchia cucina, ancora in uso.

Il forno di ieri e il forno di oggi; un pic nic in giardino, e la vecchia cucina, ancora in uso.

V · IL MARE DI ULISSE

Il mare di Ulisse e le voci della notte

Dove cantavano le sirene, e le stelle brillano ancora

Da questa altezza lo sguardo abbraccia Capri e i suoi faraglioni, e l’arcipelago delle Sirenuse, dove la tradizione omerica collocava le sirene. Fu proprio in queste acque che Ulisse, nell’Odissea, per resistere a quel canto irresistibile si fece legare all’albero della nave: chi lo ascoltava, rapito, si gettava tra le onde per raggiungerlo e vi trovava la fine. È lo stesso mare che, dalla villa, continuiamo a navigare con gli occhi.

E poi c’è la notte. Lontano dalle luci del turismo affollato, qui il cielo ritrova la sua purezza antica, e le stelle tornano a brillare come brillavano un tempo. Con il buio riaffiorano anche le storie di Furore: le ianare, le streghe che giungevano nelle notti di vento; il diavolo che tentò di stabilirsi in questo paese ma dovette fuggire, punto da un’erba selvatica, sconfitto dall’asprezza stessa dei luoghi. Furore, d’altronde, porta questo nome proprio per la foga con cui la natura si manifesta. Ed è la stessa natura a regalare, tra le rocce, le sue erbe generose: il finocchietto del liquore e dei taralli, il rosmarino degli infusi, la menta selvatica, un giardino spontaneo che profuma anche il nostro.

Capri di notte, vista dalla villa: lo stesso mare che navigò Ulisse.

Capri di notte, vista dalla villa: lo stesso mare che navigò Ulisse.

VI · LA DOLCE VITA

La dolce vita, oggi

Un’arte antica del vivere, offerta a chi la sa cercare

A guardia della villa veglia un antico pino marittimo, patrimonio dell’umanità: altissimo, dal tronco imponente, ombreggia la casa, la rinfresca, la profuma. Dalle sue pigne ricaviamo i pinoli del pesto, ma è soprattutto l’incenso che sprigionano al sole, e il canto delle cicale che le abitano, a comporre la colonna sonora delle sere d’estate. È qui, sotto questa chioma, che il passato consegna il testimone al presente. Perché tutto ciò che questa casa è stata, fortezza, podere, rifugio, oggi si traduce in una sola espressione: la dolce vita.

Ma cos’è, davvero, la dolce vita? Non è ozio, e non è lusso fine a se stesso. È un’arte antica del vivere, tutta mediterranea: l’arte di rallentare, di lasciare che sia il tempo a scandire le giornate e non l’orologio. È svegliarsi con la luce e riposare con il buio, nel rispetto di quei ritmi naturali che la vita moderna ci ha fatto dimenticare; è sedersi a tavola davanti a cibo vero, genuino, cresciuto a pochi passi; è concedersi la meraviglia di uno sguardo che si perde all’infinito, da ogni angolo della casa o dal bordo della piscina a sfioro, riscaldata e purificata al sale marino. È camminare a piedi nudi sull’erba, abbracciare il vecchio pino, respirare odori autentici e non sintetici.

Villa Divino Maniero non è soltanto una dimora. È la dolce vita, custodita e offerta a chi la sa cercare.

La scienza le ha dato ragione, meno stress, una mente più limpida, un corpo più disteso, e ha svelato un dono in più: rallentare accende la creatività. Non è un caso, allora, che proprio da questa lentezza operosa siano fiorite le arti e i mestieri che ancora distinguono la costiera. È nel tempo dilatato della dolce vita che le mani hanno imparato a intagliare il legno, a lavorare la carta, a dipingere e a plasmare la ceramica: la bellezza qui non è mai stata fretta, ma frutto paziente di una mente libera.

La villa oggi: il passato tenuto vivo come modo di vivere, non come ricordo da visitare.

La villa oggi: il passato tenuto vivo come modo di vivere, non come ricordo da visitare.

Colazione per due, sotto il glicine, con il mare oltre.

Colazione per due, sotto il glicine, con il mare oltre.

VII · IL RESTAURO

Il restauro

Riportare in vita una rovina, un carico di mulo alla volta

Il restauro è cominciato nel 2007 e, in un certo senso, non si è mai davvero fermato. Lo ha guidato dall’inizio un solo principio: il rispetto del genius loci. Ogni stanza e ogni elemento originario sono stati conservati, e dove un materiale non sopravviveva più ne abbiamo cercato uno fedele all’epoca, sempre naturale. È rimasta anche l’antica logica della casa: gli ambienti di lavoro al piano terra, le stanze dei signori sopra, un ordine che la villa mantiene ancora oggi. Dai mercati dell’antiquariato sono arrivati i pezzi d’epoca, tra cui le maioliche napoletane e Giustiniani della scala.

È stata, e resta, un’impresa di famiglia. La proprietà non ha accesso carrabile, la stessa solitudine che le regala la sua riservatezza, e così ogni carico di materiale ha dovuto salire a dorso di mulo, poche ore al giorno e un peso limitato ogni volta. Per questo i lavori sono durati tanti anni, e per questo alcune parti continuano ancora. Hanno contato maestri muratori che sapevano esattamente quale pietra una volta potesse cedere, un falegname di montagna dietro ogni boiserie e ogni infisso, tappezzieri che hanno fatto rivivere sete antiche, e un giardiniere che ha rintracciato e ripiantato le erbe aromatiche originarie della proprietà.

Certi luoghi non si possiedono semplicemente. Si immaginano, si curano, si trasformano lentamente… pietra dopo pietra, abbiamo visto la casa tornare in vita giorno per giorno, quasi come una creatura viva: voluta, curata, amata.

Lo stesso rispetto passa per i dettagli più piccoli: un intonaco ricavato dalla roccia locale frantumata, a specchio del colore della montagna; il vecchio lavatoio e il pozzo, restaurati e non sostituiti, con una delle cisterne del pozzo diventata oggi una stanza a sé; e la piscina a sfioro, ricavata nel salto naturale dei terrazzamenti anziché imposta su di essi.

Il pozzo prima del restauro, e i muli che portarono in alto ogni carico.Il pozzo prima del restauro, e i muli che portarono in alto ogni carico.

Il pozzo prima del restauro, e i muli che portarono in alto ogni carico.

La torre antica e la vecchia casa.La torre antica e la vecchia casa.

La torre antica e la vecchia casa.

Il vecchio pino marittimo, a guardia della casa.

Il vecchio pino marittimo, a guardia della casa.